Riconoscimento facciale: l’importanza della sicurezza

 

Il riconoscimento facciale

 

Se ne discute molto e da diverso tempo generando spesso reazioni polemiche e di timore. Stiamo parlando del riconoscimento facciale. Si tratta di una delle tante applicazioni di intelligenza artificiale, utilizzata in biometria per identificare o verificare l’identità di una persona a partire da una o più immagini che la ritraggono. La si conosce più che altro per le applicazioni nel campo della sicurezza e di videosorveglianza e più recentemente per i conflitti che genera con i regolamenti sulla privacy. È indubbiamente una soluzione valida, in grado di dare la risposta a un largo sentimento di insicurezza nei grandi centri urbani e che viene sempre più utilizzato integrandolo nei sistemi di videosorveglianza. A prima vista sembrerebbe il modo più efficace per contrastare significativamente tutte le illegalità. Come detto, tra gli aspetti più controversi che frenano lo sviluppo del riconoscimento facciale, in primo piano troviamo la gestione dei dati acquisiti. A dire il vero, le applicazioni basate su tecnologie che utilizzano i nostri dati personali e riconoscono almeno in parte il nostro volto, sono largamente presenti nel web. Alcuni esempi? Nel 2014 Facebook lanciò DeepFace, un programma che consentiva alla piattaforma di riconoscere il volto di un utente in una foto, comparandola con l’immagine di profilo. L’anno seguente anche Google lanciava il suo algoritmo, FaceNet, in grado di riconoscere con un’elevata accuratezza i volti all’interno delle immagini su Google Foto. Queste funzionalità ovviamente dovevano essere abilitate dagli utenti e presentavano alcune lacune. Anche lo sblocco del proprio smartphone mediante riconoscimento facciale, o la propria impronta digitale, è ormai una funzione presente nella maggior parte degli smartphone di nuova generazione. Chi si è divertito con FaceApp? L’applicazione, travestita da simpatico giochino per smartphone con la quale era possibile vedersi invecchiati, ha registrato un vero e proprio boom nell’estate 2019, superando i 100 milioni di download. Tutte le persone che l’hanno utilizzata, hanno dato il loro consenso a condividere i propri contenuti e le informazioni con le aziende che fanno parte del gruppo di società di FaceApp e che non si sa poi con certezza chi siano. Queste informazioni sono e saranno disponibili in futuro, per qualsiasi utilizzo, anche se sono state fornite garanzie di non cessione dei dati a terze parti… Adesso vederci anziani ci fa ancora ridere?

Lo “strano” caso di Alicem

Alicem: acronimo (tradotto in italiano) di Applicazione di lettura identità del cittadino in movimento

In Francia, nel 2019 doveva iniziare il programma di riconoscimento facciale tramite ID per tutti i cittadini. La “tabella di marcia” di Alicem, aveva previsto la partenza per l’acquisizione dei dati lo scorso novembre. La motivazione principale che ha spinto il governo francese a intraprendere questa iniziativa è la possibilità di incrementare l’efficienza da parte dello Stato, velocizzando e rendendo più sicuro l’accesso a tutti i servizi pubblici per tutti i cittadini, quello che in Italia è invece stato fatto con lo SPID. Le perplessità riscontrate, sia da cittadini che addetti ai lavori, sono state molte e immediate, circa la reale sicurezza di questo programma, poiché è naturale pensare che sia in conflitto con la normativa GDPR. All’interno della normativa esiste infatti uno specifico divieto (con alcune eccezioni) al trattamento dei dati biometrici, per cui è necessario da parte dei cittadini fornire il proprio consenso, affinché possano usufruire di Alicem. Il programma di riconoscimento facciale, secondo il Garante della gestione dei dati francese, violerebbe le norme del GDPR riguardo il consenso personale, tanto che ne è nata una battaglia legale tra i detrattori di questa applicazione e lo Stato. Logico chiedersi cosa potrebbe andare storto in un programma che acquisisce dati biometrici e li associa a quelli anagrafici. Se l’applicazione non dovesse presentare un adeguato livello di sicurezza, i danni sarebbero piuttosto gravi. Avere la libertà di esprimere o meno il proprio consenso al trattamento dei dati personali è ampiamente garantito dal GDPR, ma è anche vero che finora in molte situazioni i nostri dati sono stati gestiti in maniera superficiale e con una scarsa protezione, o addirittura nulla, generando conclusioni fastidiose come spam, telefonate di call center o ben peggiori azioni di hackeraggio. Effettivamente dati di questo tipo potrebbero essere trafugati e manipolati dando origine a un numero imprecisato di volti finti e identità inesistenti. Dinnanzi a un cambiamento di questo tipo occorre essere certi di avere a disposizione un’applicazione che migliori la qualità dei servizi pubblici ma non che nasconda dietro la sua buona fede un sofisticato sistema di controllo della persona.

 

L’importanza della sicurezza

Il livello di sicurezza di una qualsiasi applicazione che contenga informazioni legate alla persona, deve essere pensata a livelli estremamente alti. Se analizziamo l’attuale contesto digitale, come già accennato, dobbiamo prendere atto che il riconoscimento facciale è già diffuso da tempo e, se vogliamo proprio dirla tutta, i dati personali di questo tipo sono già disponibili in rete attraverso numerosissime app contenute negli smartphone. Risulta quindi paradossale gridare al complotto quando le autorità predispongono applicazioni di riconoscimento facciale come Alicem, accusandole di esercitare il controllo della propria libertà, e si dimentica che attraverso GPS, post o recensioni (magari sul nostro ristorante preferito), foto pubblicate sui social e molto altro, i nostri dati sono già esposti da anni. Come tutte le nuove tecnologie che coinvolgono direttamente la persona anche il riconoscimento facciale spaventa. Ciò che deve entrare nella cultura di massa è invece il buonsenso e l’etica mediante le quali si fa uso della tecnologia stessa, siamo infatti noi i primi a essere responsabili della distribuzione dei nostri dati e spesso lo facciamo con leggerezza. Qualsiasi applicazione di riconoscimento facciale non è né buona né cattiva, dipende dall’uso che se ne vuole fare e dalle tutele offerte dal gestore del servizio. Il livello di sicurezza che dà garanzia al trattamento dati acquisiti e gestiti è un punto fermo da cui non si può prescindere. Sappiamo già che i dati sono la valuta parallela odierna e negli anni a venire diventeranno moneta di scambio mondiale.

 

 

 

 

 

Articolo scritto da Giardino delle Competenze
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